Maggio 21, 2024
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IndyCar | The Thermal Club $1 Million Challenge – Il gioco è valso la candela?

Archiviata la Thermal Club $1 Million Challenge, vale la pena interrogarsi se l’iniziativa dell’IndyCar sia stata o meno un successo e se, in futuro, possa avere un seguito

Conclusa la Thermal Club $1 Million Challenge, è possibile tracciare un bilancio, rispetto all’inserimento di una gara senza punti in palio nel calendario dell’IndyCar. Un bilancio, tuttavia, che – dal particolare al generale – serve nel contempo a riflettere sugli scenari in cui la serie si sta muovendo.

La volontà di organizzare un evento slegato dalle logiche della classifica, è stata una scelta meritoria, data per di più la necessità di colmare lo spazio lasciato vuoto dalla cancellazione di Fort Worth. Ad impressionare in positivo, senza dubbio, è stato il Twin Palms Circuit, come rimarcato anche da The Race. Certo, non ci sono le tribune e i pochi, facoltosi, spettatori erano gli ospiti del resort. La Sfida, comunque, pensata per le televisioni, si è tenuta in un circuito assai probante, con curve molto variegate e la stessa sede stradale non sempre uniforme.

Da questo punto di vista, una novità simile ha dato lustro alla serie. Il formato con le due gare di qualificazione – sul modello della Formula 2 e della Formula 3 degli anni d’oro – aveva in sé numerose potenzialità. Tutto questo potrebbe aver celato un aspetto che è ormai basilare. Quella continuità tecnologica, forierà di griglie ricchie di vetture, ma con tanti aspetti negativi.

Gli aspetti sportivi, oltre quelli tecnici

In griglia, tra veterani, giovani e piloti affermati, c’è effettivamente un livello di talento notevole. Un aspetto desumibile anche dalla loro poliedricità. Non sono pochi, infatti, coloro i quali alternano le monoposto alle competizioni del WEC o dell’IMSA. Il fatto, poi, molti degli sportivi di vengano dall’Europa, non fa che suffragare una tesi specifica. Ossia quella di un Campionato che ha ritrovato un’attrattiva che mancava da tempo.


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Purtroppo, però, dal punto di vista tecnologico – e la querelle degli ibridi ha acuito la questione – non ci sono state innovazioni. Nel 2024, regolamento tecnico, di fatto, è quello del 2012. Le Dallara sono ancora le DW12 aggiornate al 2018 (IR18). Gli stessi motoristi, Honda e Ilmor-Chevrolet, sono quelli di dodici anni fa.

La continuità e la stabilità hanno consentito di mantenere i costi sotto al livello di guardia (ibridi permettendo), ma c’è un rovescio della medaglia. Competere con un pacchetto ‘datato’, non si addice ad una categoria che è al vertice dei motori.

IndyCar Thermal Challenge
La Thermal Club $1 Million Challenge è stata per l’IndyCar un nuovo banco di prova, anche in vista del futuro – The Race/Joe Skibinski Credits

I dubbi della pista

Se, dunque, la Thermal Club $1 Million Challenge ha rappresentato una piacevole novità, suffragata dal tracciato, non altrettanto si è potuto dire dell’azione in pista. Ci sarebbe poi da aprire una parentesi sulla ‘questione dei premi‘. In quel caso, però, i fraintendimenti sono sorti per via di un sistema di ripartizione e di tassazione che è ostico da comprendere.

Il principale dubbio – con annesse ricadute d’immagine – in California è arrivato proprio dalla pista. Non tanto dalle due ‘batterie’, quanto rispetto alla gara principale, quella conclusiva di 20 giri.

Praticamente, nei primi dieci, si è assistito ad un trenino, in cui l’obiettivo era soltanto quello di risparmiare le gomme. Una volta che le posizioni di vertice si sono delineate, nelle retrovie il ritmo si è fatto ancora più blando. In questo, Colton Herta è stato un vero esempio. L’alfiere Andretti Global ha preservato al massimo la mescola, traendone il giovamento auspicato alla ripartenza.

IndyCar Thermal Challenge
L’azione in pista della Thermal Club $1 Million Challenge non ha entusiasmato e questo farà riflettere l’IndyCAR – The Race/Joe Skibinski Credits

Dopo la pausa – lunga, anonima, assolutamente avulsa da qualsiasi contesto motoristico – la gara è ripresa. I sorpassi comunque – e più in generale lo spettacolo – hanno continuato a latitare. Non fosse stato per qualche manovra decisa di Herta, poi quarto alla fine, l’andamento non avrebbe segnato grandi scossoni.

La divisione dell’evento principale in due gare. Il contingentamento di gomme e carburante. L’impossibilità di lasciare libertà nelle strategie. Tutti questi elementi si sono fusi, dando vita ad un prodotto desolante.


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C’è anche chi ha sottolineato come una gara extra-Campionato si sarebbe dovuta svolgere in un ovale. Anche questo dettaglio, magari, avrà maggiore considerazione nel prossimo futuro. In realtà, prima di affrontare questa valutazione, l’IndyCar dovrebbe ragionare su quale direzione tecnica voglia assumere.

Tenendo sempre a mente l’andamento dei costi, l’ordine di valutazione, infatti, sarebbe un altro. Ovverosia, l’insensatezza di inserire eventi ‘spettacolo e promozione’, senza prima pensare al dato tecnico. La mancanza di un reale spettacolo, poi, non ha messo in luce la categoria.

L’ibrido – ammesso e non concesso che venga differito direttamente al 2025 – sarà un passaggio da non sbagliare. Il Campionato, con i nuovi motori, sarà stravolto, in qualsiasi modo lo si veda. Da questo, più che da ogni altra gara in calendario, dipenderà probabilmente il futuro e la credibilità della serie. Non resta che attendere, prima di effettuare ulteriori analisi e considerazioni.


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Copertina: The Race/Chris Owens Credits

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