Maggio 24, 2024
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F1 | Non-Destructive Testing, il segreto per componenti perfette in Formula 1

La Formula 1 richiede standard elevatissimi di qualità per tutti i componenti ed i Non-Destructive Testing (NDT) aiutano al raggiungimento di questi requisiti.

La produzione di un componente per una monoposto richiede tantissime ore di progettazione e di realizzazione. Ma una volta realizzato, come si valuta la sua qualità? A questo scopo vengono in aiuto i Non-Destructive Testing, letteralmente “test non distruttivi”, con i quali i team di Formula 1 verificano l’eventuale presenza di difetti nei pezzi prodotti. Scopriamo in questo articolo, grazie ad un video di Mercedes, quali possono essere questi test e su quali materiali vengono condotti.

Non-Destructive testing Formula 1
Esempio di NDT ad ultrasuoni – Immagine: Mercedes-AMG Petronas Formula 1 Team

Per il carbonio si usano gli ultrasuoni

Il primo NDT (figura sopra) si basa sull’utilizzo di sonde ad alta frequenza che inviano onde ultrasoniche all’interno del materiale testato. Queste onde viaggiano per tutto lo spessore del materiale, rimbalzano sul fondo e tornano indietro dove un trasduttore le raccoglie. Quest’ultimo trasforma le onde riflesse in segnali elettrici che vengono visualizzati su un display. Analizzando questi segnali è possibile capire se ci sono anomalie all’interno del composito come ad esempio zone senza matrice o fibre danneggiate.


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Sui metalli si studia la corrente parassita

Un altro tipo di Non-Destructive Test utilizzato in Formula 1 si basa sulla corrente parassita o Eddie current. Queste correnti si generano in un metallo conduttore attraversato da un campo magnetico variabile. Per il test si utilizza una sonda che sulla punta ha una piccola bobina che, essendo percorsa da corrente, genera un campo magnetico. Questo campo crea dunque una corrente indotta nel componente metallico che perciò a sua volta genera un campo magnetico. Analizzando come questo campo magnetico interagisce con quello della bobina è possibile rilevare eventuali imperfezioni nel componente in analisi, altrimenti invisibili ad occhio nudo.

Test della corrente parassita, si può vedere l’operatore con la sonda sulla cui punta è installata la bobina – Immagine: Mercedes-AMG Petronas Formula 1 Team

NDT per l’ispezione superficiale

Gli ultimi due test di cui vogliamo parlare servono per valutare eventuali rotture superficiali. Il primo NDT è un test visivo in cui il componente è rivestito con una particolare tintura fluorescente e poi analizzato una dark room sotto speciali luci UV. Nel caso in cui si vedessero zone più luminose, significherebbe che in quel punto vi è la presenza di una frattura sulla superficie del pezzo. Un altro metodo per valutare queste possibili crepe è quello di magnetizzare il componente tramite l’utilizzo di corrente e poi utilizzare particelle magnetiche per evidenziare i possibili difetti.

Non-Destructive testing Formula 1
Test visivo in dark room – Immagine: Mercedes-AMG Petronas Formula 1 Team

Come potete vedere c’è davvero un’attenzione maniacale ai dettagli dietro ad ogni componente di una vettura di Formula 1. Difatti è fondamentale garantire l’affidabilità e la tenuta meccanica di ogni singolo pezzo per poter consentire alla monoposto la prestazione massima. Vi lasciamo anche il video realizzato da Mercedes in cui tutte queste tecniche vengono mostrate nei dettagli.


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