Luglio 15, 2024
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F1 | Quella volta in cui Kvyat fu vicinissimo alla Ferrari

Daniil Kvyat ha raccontato di un retroscena del 2015, nel quale sembrava essere pronto all’approdo in Ferrari.

Daniil Kvyat ha raccontato di un retroscena del 2015, nel quale sembrava essere pronto all’approdo in Ferrari. Il russo aveva fatto un’ottima stagione in Toro Rosso nell’annata 2014 e Maurizio Arrivabene, allora TP della Rossa, era pronto a fare un pensiero per portarlo a Maranello.

Il moscovita dopo aver fatto bene nella stagione 2015 con Red Bull, decise di rifiutare la proposta Ferrari per continuare con il team di Milton Keynes. Mai qualcosa fu più sbagliato, continuare in Red Bull fu forse la rovina della carriera del russo. Helmut Marko decise infatti di licenziarlo dopo sole quattro gare, rispedendolo in Toro Rosso per far spazio alla chicca di casa Max Verstappen.

Kvyat Ferrari
Foto: FormulaPassion

All’epoca si trattava solo di salire in macchina e guidare”,ha raccontato Kvyat in un’intervista al canale ufficiale della Formula 1. “In quel periodo, Daniel era all’apice delle sue prestazioni. Anche la macchina era adatta a lui e ho dovuto risolvere una serie di problemi. È stata comunque una stagione solida e con buone prestazioni, quindi ero abbastanza soddisfatto”.

L’inverno fu un po’ strano, perché fui contattato dalla Ferrari, da Maurizio Arrivabene. Mi dissero: ‘Vogliamo che tu guidi per noi’, e abbiamo iniziato a parlare sempre di più. Alla fine era chiaro che non avrebbe funzionato, perché i miei legami con la Red Bull erano molto forti. Abbiamo proseguito nel 2016, quell’anno la macchina è migliorata, ma non quando ero lì all’inizio. Poi, naturalmente, il famoso cambio di squadra nel 2016”.


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Secondo il russo, però, Helmut Marko aveva intenzione di licenziarlo già da molo tempo. “Helmut mi disse:‘Abbiamo bisogno che tu batta Daniel in modo costante ogni gara, più o meno. Io risposi: ‘Ok, vediamo, non è un idiota, ma farò del mio meglio come lui’. Le prime gare sono state difficili, ma ci furono chiari miglioramenti, come in Cina. Poi c’è stata Sochi: a volte va così, non puoi farci nulla”.


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