Luglio 14, 2024
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F1 | Vita e morte ad alta velocità – Intervista ESCLUSIVA con Diletta Colombo

La F1 è uno sport ancora troppo pericoloso per la vita dei piloti: la sicurezza e il ricordo delle morte nel segno di Jules Bianchi nella nostra intervista esclusiva con la giornalista Diletta Colombo

Guardare le monoposto di F1 sfrecciare a 350 km/h spesso rimanda al pericolo di questo sport. Non potrebbe essere altrimenti considerando la linea sottile che tiene in vita i piloti dopo essere saliti su una vettura capace di spingersi ai limiti umani. Di F1, di vita, di morte e di piloti come Jules Bianchi abbiamo parlato nella nostra intervista esclusiva con la giornalista Diletta Colombo.

In uno dei tuoi post su Instagram hai ricordato la tua partecipazione alla maratona organizzata da Pierre Gasly a Spa per ricordare Anthoine Hubert. Come viene vissuta la presenza incombente della morte?

Ricordo vagamente il giorno in cui morì Senna, anche se ero ancora molto piccola. Da quel momento in poi, per molto tempo non ci sono state più morti. Per questo motivo, sono cresciuta con la convinzione che in Formula 1 non si morisse più.

f1 vita morte
@Anthoine Hubert @ Corriere della Sera

Ricordo, ad esempio, l’incidente di Robert Kubica in Canada quando, nonostante della monoposto rimase solo la cellula di sicurezza, lui rimase illeso. O, ancora, il terribile incidente di Felipe Massa. Vedere la ripresa di questi piloti mi ha convinta che la morte non appartenesse più a questo mondo. E invece…

Per me la morte di Jules Bianchi è stato uno schiaffo in pieno volto. Durante quel maledetto GP di Suzuka ricordo Vettel, Hamilton e Rosberg che erano completamente disorientati. Per la prima volta si resero conto quel giorno della mortalità e del pericolo che correvano. Quel giorno, con Bianchi, è morta anche la mia innocenza.

Dopo quello che è successo a Bianchi si può affermare con certezza che la situazione è nettamente cambiata?

Sicuramente ci sono stati tantissimi miglioramenti. Basta pensare all’halo e a quante vite ha già salvato. Poi sicuramente ci sono dei punti che continuano ad avere un grado elevato di pericolosità. L’Eau Rouge, ad esempio, è un punto cieco e ti ritrovi le monoposto di fronte e puoi fare poco. Ci sono tante cose che possono essere ancora migliorate senza snaturare eccessivamente le piste e in generale questo sport.


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Quello che è successo in Qatar quest’anno può far molto riflettere. Vedere Stroll svenire per qualche secondo mentre correva ad alta velocità è stato spaventoso. Facendo attenzione a tantissimi dettagli e avendo una serie di accorgimenti il pericolo di incidenti molto gravi può tendenzialmente diminuire. Ma farlo sparire completamente rimane impossibile.

Nelle Formule minori il pericolo sembra essere maggiore. Per quale motivo?

Un pilota delle Formula minori ha sicuramente meno esperienza per poter gestire alcune dinamiche pericolose che possono andare a crearsi. Pensiamo ancora una volta a Spa e alle morti di Hubert e della più recente di Dilano van ‘t Hoff. Spa è una pista che piace tantissimo ai piloti però andrebbero sistemate alcune cose.

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Pierre Gasly all’Eau Rouhe per ricordare Anthoine Hubert @Autosport

Un pilota di F1 sa come gestire al meglio una monoposto e può in misura maggiore come scongiurare il pericolo. I piloti delle Formula minori sono sicuramente più a rischio perché hanno molta meno esperienza. Poi certo è che, come già detto, il pericolo non è mai completamente messo da parte e i piloti troppe volte sono solo passeggeri delle loro monoposto.

Ritornando alla maratona organizzata da Gasly, ricordo benissimo tutti i ragazzi delle formule minori e le ragazze della F1 presenti mentre piangevano commossi. Lì ho capito davvero di quanto il pericolo sia dietro l’angolo e guardare alla morte crei una grandissima unione. Si fa fatica ad accettare certe cose, soprattutto durante la giovane età.


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